mercoledì 5 luglio 2017

"PARLA E NON TACERE!" - Per Ricci, Charlie, e tutti quelli che non hanno voce



Dopo alcuni mesi di fuoco durante i quali diverse vicende personali mi hanno portato un po’ fuori dalla rete, per occuparmi della vita (che come sempre viene a bussare alla porta quando e come decide lei) torno a scrivere sul mio blog a un giorno dalla partenza con i “miei” ragazzi che accompagno in vacanza studio per la terza volta (peraltro in uno dei luoghi meno sicuri al mondo, parrebbe dagli ultimi eventi: Londra. Pregate per noi).
Normalmente ho bisogno dai tre giorni a una settimana per scrivere un post che sia degno della lingua italiana e che abbia in sé un senso logico (oltre che una piacevolezza nella lettura, da non trascurare quando vuoi che la gente legga quello che scrivi). Oggi però questioni urgenti si sono fatte presenti e, per quanto i miei tentativi di disintossicazione da televisione e telegiornali stiano andando globalmente bene, anche io ogni tanto vengo raggiunto dagli eventi che più toccano l’umanità. Perciò vi chiedo scusa se mi sono ridotto solo ora, a giochi praticamente fatti, a dire qualcosa su alcune faccende pubbliche che hanno risvegliato l’attenzione di molti. Vi chiedo scusa se ne parlo di fretta. Vi chiedo scusa anche perché probabilmente quello che ho da dire non ha nulla di rilevante da aggiungere a quanto già è stato detto.
E tuttavia qualcosa devo dire. Devo parlare.
Non per dare sfogo alla rabbia, non per dare aria alla bocca, come tanti nell’era dei social tendono a fare, considerando se stessi il centro del mondo.
Devo parlare perché è giusto. Perché mi è chiesto. Da uomo, da cittadino, da padre, e da cristiano.
Soprattutto da cristiano.
“Parla e non tacere” diceva Gesù in una visione a San Paolo. Lo stesso San Paolo che diceva “testimoniate in maniera opportuna e inopportuna”. Quasi a ricordarci che quando si tratta di testimoniare, ciò che conta davvero non è come lo si fa. Ma che lo si faccia.
Sempre. Ogni volta che ci è chiesto.
Ora, io non sono di certo San Paolo, ma credo che quell’invito rivolto a lui, in fondo sia l’invito che viene rivolto a ciascuno di noi, credente o meno, in questi tempi in cui la libertà di parola non è più un diritto riconosciuto, in oriente quanto in occidente.
Eh sì, anche nel nostro occidente. Perché se in oriente si viene uccisi, qui da noi, nella “civiltà del progresso” si finisce sotto processo (quando non si viene uccisi anche qui deliberatamente, come in maniera orribile sta dimostrando la storia del piccolo Charlie).
Ed è quello che sta accadendo al mio amico Giancarlo Ricci, per il quale oggi torno a scrivere.
Psicanalista milanese con più di quarant’anni di esperienza alle spalle, giudice onorario del tribunale dei minori, che, chiamato a presentare il suo libro durante la trasmissione “Dalla vostra Parte” con Paolo del Debbio, ha osato dire che per il bambino “la funzione di padre e madre è essenziale e costitutiva del percorso di crescita”.
È bastato questo per far scattare l’aggressione verbale in loco, con l’accusa di “omofobo” e “fautore dell’odio” (benvenuto nel club, Giancarlo!) e il successivo procedimento disciplinare dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia, di cui aspettiamo il verdetto nei prossimi giorni.
Bene, come ho già fatto in passato per Luca Di Tolve e i servizi scandalistici delle Iene (che un giorno cercano di screditare Luca, e il giorno dopo dimostrano che le cose che Luca ha sempre raccontato sono vere, denunciando i finanziamenti dell’Unar alle Saune dell’Andoss) ho deciso di dire la mia in questa faccenda di cui mi ritengo, e lo dico ufficialmente, “persona interessata dei fatti”.
Non si tratta infatti solo di riconoscere l’evidenza: e cioè che se un essere umano, da che esiste il mondo, ha bisogno di un uomo e di una donna per nascere, forse è perché nella migliore delle condizioni possibili ha bisogno di un uomo e di una donna anche per crescere (quando una donna con patrimonio genetico XX sarà in grado di generare spermatozoi ne riparliamo).
Oltre questo c’è anche un elemento personale della mia storia che mi fa sentire la responsabilità di parlare in difesa di Ricci, che non a caso definisco amico: io sono stato suo paziente. Quindi, come per i seminari di Luca Di Tolve, quello che io testimonio oggi non è un’opinione costruita su un ragionamento, ma la mia esperienza diretta.
Sono pronto a testimoniare davanti a qualsiasi giuria il bene che quest’uomo mi ha fatto, la grande dolcezza e accoglienza che ha avuto, oltre al rispetto profondo della mia persona, anche nel momento in cui ho scelto per ragioni personali di interrompere la terapia.
Già perché se vogliamo parlare di diritti, allora fra questi anche i miei sono stati lesi. In un’epoca in cui ogni desiderio è diritto, io rivendico il mio desiderio e quindi diritto ad andare, se voglio, da uno psicoterapeuta che conosce anche le teorie di Nicolosi e la sua teoria riparativa e cercare di farmi aiutare da lui.
E tanto per dire, io Nicolosi se potessi lo farei leggere ad ogni persona con attrazione omosessuale sulla faccia della terra, non perché “diventi” eterosessuale, ma per aiutarla a capire le passioni che la animano a volte in modo incontrollato e che alla lunga portano a un sofferenza immane, che lo si ammetta o meno.
E tuttavia, oggi non scrivo per convincervi della bontà della Riparativa, che io sostengo pur avendo ancora attrazione omosessuale, né per convincervi della bontà di questa persona, Giancarlo Ricci.
Infatti sono certo che molti che vedono anche me come un “fautore dell’odio” sarebbero pronti a trarre conclusioni in merito, che non facciano che dimostrare la loro teoria.
Mi pare già di sentirli: “se i frutti di Ricci sono i Giorgio Ponte di turno, tutto torna. E lui non è nemmeno cambiato”.
No, io sono qui a difendere la libertà di espressione e la professionalità di un uomo che in tanti anni di esperienza ha aiutato centinaia di persone.
Voglio che in uno stato democratico chiunque dica che un padre e una madre sono necessari per lo sviluppo di un bambino come lo sono per il suo concepimento, abbia la libertà di dirlo, almeno tanto quanto lo hanno gli studiosi della parte “avversa” che dicono il contrario. Dal momento che tutta la psicologia evolutiva dalle sue origini ha sempre dimostrato e sostenuto questo, per ben più decenni di quanto non abbiano fatto le moderne teorie del Gender.  
Rivendico per ogni teoria che abbia studi a supporto almeno la pari dignità nel dibattito scientifico. Soprattutto per una scienza che per definizione NON è esatta come la psicologia, e che per sua natura si rifà a teorie e approcci differenti e in continua evoluzione.
O dovremo iniziare a dire che anche i diversi approcci terapeutici per curare questo o quel disturbo sono giusti o sbagliati? Che la Psicanalisi è migliore della Cognitivo-comportamentale; o che la Gestalt lo è rispetto all’Analisi Transazionale?
Che dibattito scientifico è quello che mette a tacere la pluralità di voci, scegliendo una lettura e difendendola ad ogni costo, denigrando chi la pensa diversamente come il peggiore squadrone di ultrà allo stadio, per pura “fede” sportiva?
Qualcuno dirà che il mio discorso lo faccio solo per motivi di fede, e che per la mia fede non sono attendibile. Ma anche questo è un pregiudizio al contrario.
Amici anticattolici che additate noi cristiani come quelli che non ragionano con la loro testa in nome di un Dio che non esiste: attenzione a sostituire il nostro Dio che non esiste, con un altro Dio-ideologia dai modi molto più coercitivi del nostro. Finora non mi pare che nessuna gendarmeria vaticana abbia messo sotto processo qualcuno che fa affermazioni contrarie alla dottrina della Chiesa.
Anzi, persino i più eretici tra sacerdoti e vescovi oggi parlano disconoscendo pubblicamente il vangelo senza che nessuno fiati. Dalla benedizione delle coppie unite civilmente; alla negazione dell’esistenza del demonio; alla riduzione di Cristo al “primo comunista della storia”; alla visione dell’omosessualità come natura alternativa a quella maschile o femminile: nella Chiesa tutti parlano a sproposito e nessuno interviene. Un sistema che non è di per sé democratico, mostra una democrazia cento volte superiore a quella dei nostri stati occidentali dove riconoscere l’evidenza della natura nel suo binomio maschile-femminile è diventato un crimine.
Bene, io oggi sono qui a schierarmi in prima fila per dire che Giancarlo Ricci merita di essere difeso da ciascuno dei suoi pazienti e colleghi, che vivendo nell’ombra e nella paura di finire vittime come lui, restano in silenzio, senza capire che se si sollevassero tutti insieme, scoprirebbero di essere un esercito di migliaia di persone che nessun governo e nessuna ideologia potrebbe zittire. Di più, se oggi la gente comune ragionasse al di fuori del politicamente corretto, capirebbe che ogni cittadino libero che si ritenga tale e voglia restarlo in questa nazione, come in questo nostro mondo, dovrebbe farsi carico di difendere uno come Ricci.
Parlo e non taccio, perché oggi questo è chiesto a me come a tutti noi. Anche a te, che leggi e pensi di non potere fare la differenza.
Certo, non la parola di tutti ha lo stesso peso sull’intera società. Basti pensare al tristemente famoso Charlie.
Dio sa se non avrei voluto una parola chiara, in difesa di quella vita innocente che uno Stato libero sta decidendo di uccidere contro il volere dei suoi genitori, da parte di chi potrebbe fare la differenza. Piangiamo i bambini morti per gli sbarchi. E facciamo bene. Ma quando quei bambini li uccidiamo noi qui, “legalmente”, nessuno ha il coraggio di dire “No!” in modo chiaro, facendo nomi e cognomi e non solo discorsi generici.
Almeno nessuno la cui voce conti davvero, dopo che milioni di voci si sono levate inutilmente.
Nemmeno quella di una Regina che per definizione è chiamata ad essere madre del suo popolo, oltre che rappresentante per esso di Dio, e che oggi resta in un silenzio che le sporca le mani di questo sangue innocente. Un capo deve avere il coraggio di prendere decisioni impopolari per salvaguardare la vita di coloro di cui ha la responsabilità. Così come un padre deve saperlo fare per i propri figli. Anche per quelli che piangono o battono i piedi.
O non è capo e non è padre. E persino le madri ora, sono state uccise.
Da che ho memoria ho sempre sentito molto forte il peso della responsabilità personale nel denunciare o meno il male attorno a noi. Ho sempre creduto che se sono spettatore di un male e resto in silenzio, allora il mio silenzio mi avrebbe reso complice di quel male.
E quindi io, almeno io, anche se non sono capo di nulla, parlerò.
E parlerò proprio per dire questo: che bisogna parlare.
Ciò che sta accadendo ai genitori di Charlie, ciò che sta accadendo a Giancarlo Ricci e a tanti altri come lui, ci dice questo: che il tempo della diplomazia è finito. E quello della dittatura e della persecuzione incombe. Anzi è già cominciato. E voi che credevate di potere defilarvi, restando tranquilli nelle vostre case, ignorando il male che dilaga, curandovi solo dei vostri figli e del vostro orto, sarete comunque raggiunti da questa guerra da cui siete fuggiti, nascondendovi dietro al pensiero che qualcun altro avrebbe fatto per voi; che voi non siete adatti; che “ognuno ha la sua chiamata, e questa non è la mia”. Questa guerra mascherata da dibattito, combattuta a colpi di “legalità”, vi verrà a prendere. Che vi piaccia o no. Per quanto ancora vorrete restare in silenzio?
Nessuno vuole combattere. Nessuno vuole il conflitto. Ma nessun uomo che si ritenga tale dovrebbe sottrarsi ad esso, nel momento in cui al conflitto viene chiamato per difendere ciò in cui crede e soprattutto coloro che ama.
E ora non usate il povero Gesù come fantoccio per giustificarvi: “Lui non ha combattuto, una guerra. Lui ha porto l’altra guancia. Ed è morto”.
Se volete tirare in ballo Gesù allora siatene all’altezza. O almeno provateci. Gesù era un uomo vero, che come tale sapeva dire le cose e non si è mai tirato indietro nel dire la Verità. Ed è in nome di quella Verità, che è morto.
Non era un placido imbecille masochista che si è fatto ammazzare per il gusto di farlo. Da uomo ha fatto ciò che gli era chiesto, e ne ha portato il peso delle conseguenze fino in fondo, morendo. Da Dio, ha trasformato quello che per gli uomini era un fallimento, nella più grande vittoria della storia dell’umanità.
Ha combattuto. Altroché se ha combattuto.
Se prendi lui ad esempio, allora sii pronto a fare come lui.
Muori.
Muori per salvare coloro che ami. Muori combattendo.
Per Charlie, per Giancarlo Ricci, per ogni indifeso che grida giustizia davanti a Dio.




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